Smart working: fino a quando lo si utilizzerà?

Smart working: fino a quando lo si utilizzerà?

Lo smart working è diventato l’unico modo per molte imprese di assicurare continuità nel business, ma fino a quando potrà andare avanti con queste modalità?

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Il punto di vista dei lavoratori

Nell’ottobre 2020, Kaspersky ha incaricato la società di ricerca indipendente Censuswide di condurre un'indagine su 8.076 dipendenti di piccole e medie imprese (10 - 250 dipendenti) in Brasile, Belgio, Cina, Francia, Germania, Italia, Giappone, Lussemburgo, Malesia, Messico, Paesi Bassi, Russia, Spagna, Sudafrica, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e USA nell'ottobre 2020. Secondo quanto emerso da questa ricerca, quasi tre quarti dei dipendenti italiani (70%) vorrebbe cambiare le modalità di lavoro pre-COVID-19. Anziché tornare al precedente modo di lavorare, i dipendenti di tutto il mondo vorrebbero un futuro in cui le attività lavorative siano definite in base alle loro esigenze, sia che si tratti di passare più tempo con i propri cari (47%), di risparmiare denaro (46%) o di lavorare in remoto (31%).

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Le imprese

Le imprese, dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 in poi hanno avuto l’opportunità di rendersi conto che molto del lavoro in presenza può essere fatto, senza danni per la produttività, tranquillamente da altri luoghi che non siano i tradizionali uffici. 

 

D’altro canto, però, le imprese si rendono anche conto che, per funzionare, il nuovo sistema di lavoro e produzione ha bisogno di una diversa organizzazione: probabilmente dovrà essere per obiettivi, rinunciando al concetto classico di controllo, accentuando il carattere di indirizzo, coordinamento e delega. Si pensa dunque che sia premiata una leadership orientata ai risultati, più che alle modalità di esecuzione dei processi, una leadership partecipativa e aperta alle novità, capace di crescere e far crescere i propri collaboratori.

 

Tutti i responsabili delle imprese sono coinvolti nella definizione dei nuovi standard di lavoro, non solo il general management ma anche i responsabili risorse umane, per tutto ciò che attiene non solo gli aspetti gestionali e contrattuali ma anche la formazione e lo sviluppo;   il responsabile della sicurezza, che dovrà rivedere le sue procedure e le sue raccomandazioni in un contesto nuovo e sconosciuto; il responsabile legale, per la prevenzione e la valutazione delle conseguenze che le iniziative aziendali possono avere nei confronti di tutti i dipendenti e stakeholders; il responsabile degli immobili e dei servizi generali al quale sarà richiesto di suggerire e mettere in pratica  azioni concrete per adeguare gli uffici esistenti alla nuova situazione.

Il punto di vista del legislatore

Nel 2021, la Pubblica Amministrazione, come sostiene la Ministra Dadone, si avvarrà del POLA (Piano Organizzativo del Lavoro Agile), un piano organizzativo in cui prevedere il lavoro agile per almeno il 60% del personale. Se non verrà adottato il POLA, lo smart working per il pubblico impiego si applicherà almeno al 30% dei dipendenti, sempre che il personale lo richieda con un accordo individuale. La quota di smart working non sarà uguale per tutti i dipendenti pubblici, il tetto minimo sarà del 60%, ma la percentuale varierà in base agli uffici e alle esigenze organizzative. 

 

Sia nel pubblico impiego che per i dipendenti privati si applicherà comunque lo smart working per i lavoratori considerati fragili e i genitori con figli minori di 14 anni.

 

Nello specifico dei dipendenti privati lo smart working e la proroga dello stato di emergenza vanno di pari passo: lo stato di emergenza (per cui è stata decisa una proroga fino al 30 aprile 2021) è infatti la condizione necessaria perché le aziende possano usufruire della procedura semplificata di richiesta del lavoro agile per i propri dipendenti. 

 

Scaduto il periodo di emergenza Covid bisognerà seguire le normali regole, ma il Governo si sta preparando per una riforma generale delle norme sullo smart working. 

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