Il mondo delle fatture in digitale in Italia

Il mondo delle fatture in digitale in Italia

L’obbligo delle fatture in digitale in Italia risale al 1° gennaio 2019. Cosa devono sapere le PMI per affrontare il 2021?

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L’obbligatorietà delle fatture in digitale B2B è nata sulla scia della digitalizzazione delle Imprese, nell'ottica di eliminare processi manuali, modernizzare i controlli e dematerializzare il più possibile i documenti cartacei. La fattura elettronica è anche un’arma per la lotta alla frode e all'evasione fiscale e per semplificare la riscossione delle imposte.

Fatture in digitale: una storia recente e tutta italiana

La data-simbolo della “nascita” delle fatture in digitale è quella del 1° gennaio 2019, quando, per effetto della Legge del Bilancio 2018, si è reso obbligatorio l’uso della fattura elettronica (in sostituzione a quella cartacea) per la cessione di beni e prestazioni di servizi tra soggetti residenti in Italia.

 

Un obbligo che non ha interessato tutte le imprese italiane. Circa 2,2 milioni di partite IVA (il 44% del totale) sono state escluse dall'obbligo di emettere fattura elettronica e cioè:

 

  • gli appartenenti ai regimi dei minimi o contabilità forfettarie;
  • medici e operatori sanitari;
  • farmacie;
  • alcuni agricoltori;
  • associazioni sportive dilettantistiche.

 

La gestione delle fatture elettroniche ha anche comportato la necessità di conservazione delle fatture nel tempo in formato digitale, sostituendo quindi archivi, faldoni e armadi con l’archiviazione digitale, su server proprietari o in cloud.

 

Ad aprile 2020 sono risultate inviate più di 2 miliardi di fatture elettroniche, di cui il 55% B2B, il 44% B2C e l’1% alla PA (dati dell’Agenzia per l’Italia Digitale).

 

Per quanto riguarda la dimensione delle imprese coinvolte, il 57% sono Grandi Imprese (+250 dipendenti), il 20% Micro Imprese (2-9 dipendenti), il 12% Piccole Imprese (10-49 dipendenti) e l’11% Medie Imprese (50-249 dipendenti).

 

L’evasione fiscale ne ha risentito notevolmente, con un aumento rispetto al 2018 del +3,6% di versamento IVA, prova che l’obbligatorietà ha dato degli ottimi risultati.

 

Come riporta il report La fatturazione elettronica europea del Politecnico di Milano, L’Italia è ad oggi l’unico Paese europeo che ha introdotto l’obbligo della fattura elettronica per l’intera pubblica amministrazione e per parte del mondo B2B.

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Le novità del 2021

La novità principale è quella del nuovo sistema di codici “natura”: dal1° gennaio 2021 ha avuto il via infatti l’obbligo di compilare le fatture elettroniche utilizzando un nuovo sistema di codici più accurato nel descrivere i documenti.

 

I codici riguardano:

 

  • la tipologia di documento;
  • la natura dell'operazione.

 

Le nuove specifiche tecniche, iniziate con la predisposizione dei file xml dal 1° ottobre 2020, sono diventati obbligatori appunto dal 1° gennaio 2021, il che significa che il Sistema di Interscambio (SdI) da quella data non ha più accettato formati diversi.

 

Altra novità è quella risalente al 9 febbraio 2021, con l’introduzione di nuove regole relative agli algoritmi di hashing, cifratura e firma dei documenti. I requisiti minimi saranno obbligatori a partire dal 31 maggio 2021per tutti i sistemi che scambiano dati con l’Agenzia delle Entrate.

 

Questo nell'ambito dell’adeguamento continuo delle misure di sicurezza del proprio servizio SdI.

Un obbligo che avvantaggia le casse dello Stato ma anche le PMI e il Paese

L’introduzione dell’obbligo all’emissione della fattura elettronica ha inizialmente rappresentato un peso e un vincolo per tante imprese italiane. Cambiare non è mai facile e l’obbligo all’ emissione di fatture digitali significava investire denaro per cambiare in alcuni casi anche i processi aziendali, oltre al fatto che non si poteva più tentare di sfuggire ai propri doveri fiscali.

 

In realtà, con il tempo, la fattura elettronica si è rivelata un aiuto per tante aziende, rendendo i processi più veloci e automatici, con un’archiviazione semplice, efficace e “a metri quadrati ZERO”.

 

Non ultimo, un beneficio che darà i suoi frutti in tempi forse più lunghi ma che sarà decisivo per il nostro Paese: il rilancio della competitività delle imprese e il miglioramento dell’attrattività dell’Italia per gli investitori stranieri.

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